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Dall’Unità al Novenario Religione. Esoterismo. Energia negativa prodotta sul piano evolutivo da Entità, Larve, Elementari e Geni. |
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Hare Krishna Una delle tre correnti dell'induismo (insieme allo shivaismo e allo shaktismo), la comunità Hare Krishna valorizza particolarmente la devozione a Krishna, imponendo ai suoi membri uno stile di vita ascetico, con dieta rigorosamente vegetariana, astinenza dal fumo, dall'alcol, e dal sesso non finalizzato alla procreazione. Fondato da A.C. Swami Bhaktivedanta Prabhupada negli Stati Uniti nel 1966, il movimento si diffuse rapidamente anche in Europa occidentale soprattutto fra i giovani, che nella spiritualità dell'India videro soddisfatto il loro desiderio di pace e felicità. I suoi membri indossano abiti tipicamente indiani – gli uomini hanno abitualmente il capo rasato e vivono in comunità dedicandosi allo studio della Bhagavad-Gita, al lavoro e alla recita, anche in pubblico, di formule rituali come "Hare Krishna, Hare Rama". La comunità è stata al centro di polemiche e d'accuse di plagio in merito ai metodi di reclutamento dei nuovi adepti He Spirito, ente, energia,forza. Idga dio del vento nel culto popolare cinese. Incantesimo Pratica di magia rossa. Viene richiesta per unire, dividere, attirare, rendere docile un animale o persona.
Increata cosa non creata, (Dio)
Induismo Religione tradizionale dell'India, praticata da oltre 700 milioni di fedeli. Il termine italiano "induismo", connesso con il nome dell'India, trova il suo antecedente etimologico nella parola persiana hindu, che veniva utilizzata per indicare il fiume noto anche in Occidente come Indo. Già dal V secolo a.C. il termine "indù" indicava per estensione gli abitanti della terra dell'Indo, e quindi dell'intero subcontinente indiano, mentre per l'Islam la parola acquisì una connotazione religiosa, in riferimento agli abitanti non musulmani di quelle terre; in questo senso l'italiano definisce "indù" i seguaci della religione più antica dell'India, presentati invece dalla tradizione locale come "coloro che credono nei Veda" o come "coloro che seguono la legge (dharma), accettano la divisione della società in classi (varna, ovvero le caste) e vivono le quattro fasi (asrama) della vita umana". Gli dei e il culto In questa prospettiva i fedeli rivolgono la loro devozione preferibilmente a una delle divinità principali del pantheon indiano, a Shiva, a Vishnu o alla dea madre, la Devi, considerando ciascuno di essi come manifestazione dell'assoluto universale, personificato anche nella divinità creatrice, Brahma, il regolatore della legge del karma. Contemplando l'estasi erotica della sua seconda sposa, Sarasvati, talvolta indicata anche come sua figlia, Brahma si sarebbe ritrovato con cinque teste, prima che Shiva gliene mozzasse una per punirlo del rapporto incestuoso con la figlia: i devoti di una delle tante correnti shivaite usano ancora come ornamento un teschio, come Shiva fu costretto a fare dopo il suo gesto cruento, fino al giorno in cui si sarebbe purificato dal sangue del padre immergendosi nelle acque del Gange nel luogo dove oggi sorge la città sacra di Benares. Shiva assume così a livello cosmologico il ruolo di distruttore e, nello stesso tempo, rigeneratore del mondo, colui che dispensa la morte, ma anche la vita; nei templi a lui dedicati, la sua forza creatrice viene rappresentata sotto forma di fallo, linga, il principio maschile che, unendosi al principio femminile, yoni, determina la creazione primordiale concepita come annullamento di ogni dualismo nelle forme dell'assoluto universale. Secondo la leggenda, Shiva fu condannato ad assumere un aspetto fallico per non avere interrotto, pur trovandosi al cospetto del saggio Bhrgu, la sua unione sessuale con Parvati, uno degli aspetti con i quali si manifesta la dea madre; questa natura così esplicitamente sensuale del dio non impedisce comunque che egli eserciti la funzione di divinità principale degli asceti, che lo raffigurano come un saggio dedito all'esercizio dello yoga. Una delle pratiche più tipiche proposte dalla tradizione indiana come via per armonizzare le esigenze della vita attiva con l'ideale della rinuncia è la prescrizione delle quattro fasi della vita (asrama), alle quali dovrebbe conformarsi il brahmano devoto, osservando un regime di castità assoluta durante il periodo di formazione giovanile, prima di compiere i suoi doveri di padre di famiglia fino alle soglie della vecchiaia, quando si ritirerà nella foresta alla ricerca della liberazione, per raggiungere, nell'ultima tappa del cammino, una condizione simile a quella dei sannyasin, gli asceti della rinuncia assoluta. svilupparono intorno alle figure di Shankara, il teorico del monismo più puro, e di Ramanuja, animato invece dal desiderio di conciliare la fede nel brahman assoluto e senza attributi con la devozione a una divinità dotata di attributi peculiari. Questi due orientamenti si inquadrano nell'ambito del vedanta, uno dei sei sistemi fondamentali della filosofia indiana, che rielaborarono dialetticamente le dottrine dell'induismo rivestendole di contenuti di alto livello speculativo, a differenza di quanto accadde negli ambienti del tantrismo, movimento anch'esso eterogeneo ma unito dalla spiccata tendenza a sublimare la dimensione materiale dell'esistenza attraverso l'esaltazione della componente più propriamente erotica dell'unione fra il principio divino maschile e quello femminile. Questi caratteri, chiaramente visibili, ad esempio, nelle pratiche della setta fondata nel XVI secolo da Chaitanya, che celebrava l'unione di Krishna con la sua sposa Radha, appaiono anche nell'opera dei più celebrati poeti mistici indiani. Alcuni di essi, come Kabir, vennero influenzati anche dall'Islam e soprattutto dalla tensione mistica propria del sufismo. Indulgenza Nella religione cattolica, la remissione totale o parziale dinanzi a Dio dei peccati di un fedele, vivo o defunto, concessa, come forma straordinaria di intercessione, dall'autorità ecclesiastica. Nella Chiesa antica sacerdoti e vescovi imponevano severe pratiche penitenziali ai colpevoli di peccati gravi: digiuni, pellegrinaggi, flagellazioni e altre punizioni di maggiore o minore entità per un periodo di tempo determinato. Le autorità della Chiesa, col tempo, le sostituirono con opere di devozione (come preghiere e offerte) accompagnate da indulgenze. Solo nel XII secolo la riflessione teologica si concentrò sulla questione delle indulgenze: in principio si verificò qualche opposizione alla pratica, ma verso la fine del secolo l'atteggiamento dei teologi divenne gradualmente più favorevole, mentre la concessione delle indulgenze divenne prerogativa del papa. Nel corso del Medioevo e in età umanistica si verificarono abusi nella concessione delle indulgenze: la loro vendita, in virtù della quale i benefici spirituali venivano ottenuti automaticamente, spinse Martin Lutero a spezzare i legami con la gerarchia cattolica, innescando la Riforma protestante. La Chiesa cattolica concede ancora indulgenze, benché se ne sia semplificata la pratica sin dal 1967, con l'introduzione di riforme che limitano le occasioni in cui ottenere indulgenze e riducono i periodi corrispondenti. |